Chi può e chi non può
Poletichette #194
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Signore e signori, rieccoci all’appuntamento con una newsletter che ha mangiato troppo pandoro al burro salato. Dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle possiamo dire che l’unico ponte a essere stato costruito è stato quello verso un 2026 che, in quanto ad angoscia per lo scenario internazionale, è in perfetta continuità con l’anno precedente.
Il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, e della moglie Cilia Flores, a opera dell’esercito americano segnano l’ingresso in una nuova fase dei rapporti internazionali, una in cui il Diritto finora vigente appare superato.
È una questione venezuelana in primo luogo, sicuramente, e i media italiani non mancano di ricordarci spesso come gli stessi venezuelani, soprattutto quelli che vivono lontani dal paese (spesso per ragioni politiche) siano oltremodo felici della caduta del regime Maduro. Ed è giusto così.
Ma è anche una questione internazionale, poiché la mossa americana viola il principio di sovranità degli Stati, con il Venezuela che si prepara a essere un paese commissariato dagli Stati Uniti. Cioè un paese governato da un altro, che ne vuole sfruttare le risorse, in una dinamica di imperialismo contemporaneo dove gli Stati Uniti sono, sempre e comunque, al potere ma direttamente con l’uso della forza militare.
Sappiamo anche che quanto avvenuto non è una novità nel rapporto tra USA e America Latina. Tuttavia potremmo definire inedito questo livello di aggressività, accompagnato da ulteriori “atti ostili” da parte degli Stati Uniti: gli avvertimenti a Messico, Colombia, Cuba, la rinnovata minaccia di acquisizione della Groenlandia. In quest’ultimo caso parliamo addirittura di un territorio che è politicamente parte della Danimarca, e quindi è alleato degli Stati Uniti attraverso l’alleanza Nato.

Non sembra curarsene troppo Washington che in settimana ha anche annunciato il ritiro del paese da 66 organizzazioni internazionali e agenzie delle Nazioni Unite, sostenendo che opererebbero in contrasto con gli interessi nazionali americani e rappresentano uno spreco di risorse.
Sulla questione della Groenlandia è anche arrivato il primo no di Giorgia Meloni a Donald Trump. I leader di otto Paesi europei, inclusa l’Italia, si sono schierati a difesa dell’isola danese di fronte alla crescente minaccia degli Stati Uniti, che hanno appena dimostrato di essere decisi a muoversi in autonomia rispetto alla sovranità degli altri stati.
Eppure dopo i fatti di Caracas la premier no ha mancato di dichiarare il proprio supporto alla mossa degli USA, scrivendo addirittura di credere alla motivazione del “narcotraffico”, che è una delle accuse che ricadono sull’incarcerato Maduro.
In un passaggio del post Meloni scrive che il governo: “[…] considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza […]”. E viene in mente il povero ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato, che in un’intervista rilasciata al Financial Times qualche tempo fa diceva che La Nato valuta di essere “più aggressiva” per contrastare la guerra ibrida della Russia.
In sostanza Cavo Dragone faceva accenno alla possibilità di contrattaccare la Russia in termini cibernetici, e fu malamente richiamato all’attenti, soprattutto dal governo italiano. Lo stesso che invece da il suo placet a un’azione, quella degli USA contro il Venezuela, in palese violazione del diritto internazionale. Della serie c’è chi può e chi non può.
Letture
Dieci promesse non mantenute dal governo Meloni nel 2025.
Rivedere un cinepanettone da lontano: Selvaggi, 30 anni dopo.
Altre Notizie
Intanto il Venezuela ha liberato due italiani detenuti nelle carceri del paese: l'imprenditore Luigi Gasperin e il politico e giornalista Biagio Pilieri. Sull'eventuale liberazione di altri italiani, si attende il completamento delle procedure e si spera per l’operatore umanitario Alberto Trentini.
Pare che il governo di Giorgia Meloni si è convinto a dare il proprio consenso alla definitiva entrata in vigore del Mercosur, l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione Europea e i cinque paesi sudamericani legati tra loro da un accordo di cooperazione per il mercato comune (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia).
A Roma, nel giorno del 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia, migliaia di giovani vicini ai partiti di estrema destra CasaPound e Forza Nuova hanno ricordato i caduti facendo il saluto romano. Alla vigilia dell’anniversario, quattro militanti di Gioventù nazionale sono stati aggrediti, mentre alla sede della Cgil di Primavalle sono stati trovati cinque fori di proiettile.
Nel 2025 la produzione di Stellantis in Italia ha subito un calo significativo, scendendo sotto le 380mila unità, livelli che non si registravano dagli anni Cinquanta.
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Chiudiamo questa prima newsletter dell’anno con un po’ di stupidera. Piazza romana del 5 gennaio, contro il golpe degli Stati Uniti a Caracas, una domanda strana per i manifestanti: se lei fosse da solo in un bosco preferirebbe incontrare Maduro o Alfonso Signorini 🐻
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