Volontà contraria
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infine sciolto le riserve, decidendo di non partecipare al Board of peace, l’organismo internazionale voluto da Donald Trump per gestire la fase di transizione nella Striscia di Gaza.
Nonostante l’iniziale interesse, Meloni ha seguito l’esempio di altri capi di Stato europei che avevano già manifestato il proprio rifiuto tra lunedì e martedì. Inizialmente l’invito era stato accolto, o s’era fatto finta di accoglierlo, come un segno di prestigio internazionale, utile a confermare la solidità dei rapporti con Trump e il ruolo storico dell’Italia in Medio Oriente.
Tuttavia l’entusiasmo è presto scemato di fronte ai tanti contro rispetto all’eventuale scelta di aderire all’iniziativa: la presenza di invitati come Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko (premier bielorusso); i ritardi e l’opacità dell’amministrazione americana nel definire i dettagli finanziari dell’operazione, inclusa una richiesta iniziale di un miliardo di euro; la scarsa chiarezza sui rapporti tra il comitato e le Nazioni Unite, con un modello decisionale troppo centrato sulla figura di Trump.
Senza consenso
La nuova proposta di legge contro la violenza sulle donne, presentata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, introduce un cambiamento sostanziale rispetto al testo originale, virando verso il concetto di “dissenso”. Ricordiamo che il provvedimento originale era frutto di una storica intesa tra maggioranza e opposizione, ma ha subito uno stop in Senato su pressione di alcuni esponenti del centrodestra. Ne parlavamo qui 👇
La Camera aveva votato sì all’unanimità su una proposta di legge che avrebbe riscritto l’articolo 609-bis del codice penale sul reato di stupro introducendo il nuovo concetto di “consenso libero ed attuale”. Cioè, qualunque atto sessuale posto in essere senza che vi sia il consenso libero e attuale (cioè un consenso prestato nel momento dell’atto) della persona coinvolta è configurabile come reato di violenza sessuale.
Con la nuova riformulazione, invece, il testo parla di “volontà contraria” all’atto sessuale, la quale deve essere valutata dal giudice tenendo conto del contesto e della situazione specifica. Viene inoltre specificato che il reato sussiste anche quando l’atto è compiuto di sorpresa o approfittando dell’impossibilità della persona offesa di manifestare chiaramente il proprio rifiuto.
Rispetto alle sanzioni, la proposta della Bongiorno introduce una distinzione nelle pene: per la violenza sessuale generica si scende a una reclusione di 4-10 anni. Resta invece confermata la fascia 6-12 anni nei casi in cui il fatto avvenga tramite minaccia o abuso di autorità, con riduzioni fino a due terzi per le fattispecie di minore gravità.
Le opposizioni hanno reagito duramente, definendo la manovra un arretramento gravissimo e la rottura di un patto politico che era stato sancito pubblicamente. I capigruppo dei partiti di minoranza (PD, M5S, Italia Vita, Alleanza Verdi Sinistra, Azione) hanno sottoscritto una nota di protesta: secondo i firmatari, la nuova impostazione cancella l’impegno preso direttamente dalla premier Meloni, offuscando la distinzione tra volontà e consenso e indebolendo così la protezione delle donne. Si tratterebbe di una scelta che tradisce lo spirito di una conquista che, appunto nel periodo per-natalizio, aveva unito i gruppi politici in Parlamento.
Di fatti, passasse questa legge, non si vedrebbero grossi miglioramenti rispetto alla situazione attuale. La vittima dovrebbe comunque dimostrare il motivo della mancata reazione, e al giudice spetterebbe sempre valutare caso per caso la presenza o meno di consenso all’atto sessuale.
Sempre sicurezza
Breve aggiornamento: la scorsa settimana abbiamo introdotto il nuovo decreto Sicurezza studiato dalla maggioranza di governo, che, dicevamo, avrebbe dovuto ricevere il placet dal Consiglio dei ministri entro la fine del mese.
I tempi, invece, saranno più lunghi di quanto inizialmente previsto. Nel pacchetto di leggi, scritte soprattutto su proposta della Lega, una presta troppo il fianco all’incostituzionalità (e si cerca, quindi, di convincere Salvini e i suoi a cancellarla dal testo).
Il riferimento è alla norma che consentirebbe il rimpatrio dei minori stranieri non accompagnati in caso di reato. Una legge che, semplicemente, non può essere approvata. Dalla Lega però tirano dritto: "Serve più severità", dice Salvini, insistendo che si tratti di norme di buon senso e, aggiungo io, cercando di capitalizzare gli ultimi fatti di cronaca riguardo episodi di grave violenza tra ragazzi adolescenti.
In attesa che il nuovo decreto diventi operativo, ci ha pensato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a impartire nuove direttive a prefetti e questori. Attraverso una circolare interpretativa, viene chiesto di agire con il massimo rigore per quanto riguarda il rimpatrio dei migranti irregolari violenti. La priorità per la sicurezza pubblica è quella di allontanare chiunque manifesti comportamenti pericolosi per la comunità.
Il documento ministeriale chiarisce inoltre la gestione dei cittadini stranieri in attesa di essere rimpatriati nei propri paesi d’origine. Tali soggetti dovranno obbligatoriamente rimanere all’interno dei centri di permanenza e rimpatrio, specificando che non deve essere prevista alcuna possibilità di dimissione dalle strutture prima del completamento delle procedure.
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